
Spiaggia gay Torre del Lago: l'ora libera di Riccardo
La spiaggia gay di Torre del Lago l'aveva cercata su Google Maps tre settimane prima di partire, di notte, con lo schermo del telefono girato dall'altra parte anche se era solo in stanza. Aveva fatto zoom sulla sponda del lago, aveva scorso le foto su Google Street View, poi aveva chiuso l'app e aperto Instagram come a cancellare le prove. Adesso era qui, seduto su un ombrellone normale a Marina di Torre del Lago, accanto a Giacomo che stava dormendo con la bocca aperta e le braccia conserte, e quella sponda distava forse due chilometri e mezzo in linea retta attraverso la pineta.
Tre giorni in Versilia con qualcuno che non sa
Giacomo non sapeva niente
Giacomo Ferretti, ventitre anni, corso di laurea in Ingegneria Gestionale al Politecnico di Milano, occhi chiari e attitudine da norditaliano sufficientemente in pace con il mondo, aveva proposto il viaggio in Versilia a metà giugno con la semplicità di chi non deve riflettere su niente: "Tre giorni a Torre del Lago, ho trovato un appartamento su Airbnb a duecento metri dalla pineta, costa meno se siamo in due."
Riccardo aveva detto sì senza pensarci un secondo. Poi aveva passato il giorno successivo a leggere ogni cosa possibile sulla zona: gli stabilimenti balneari di Marina di Torre del Lago, le sagre in luglio, le distanze. E infine, quasi accidentalmente, le coordinate del tratto di sponda del Lago di Massaciuccoli che nei forum veniva chiamato semplicemente la spiaggia gay. Viale dei Tigli, poi a sinistra verso il lago, poi seguire il sentiero.
Tre settimane dopo era seduto su un lettino a Marina di Torre del Lago a guardare il mare, con Giacomo che dormiva accanto a lui emettendo suoni brevi e regolari. Riccardo non stava guardando il mare. Stava guardando verso nord, dove finiva il lungomare e cominciava la pineta.
Quello che Riccardo osservava dagli ombrelloni
I primi due giorni erano andati bene, nel senso che non era successo nulla. Mare, gelati, una sera a Viareggio a mangiare pesce fritto vicino al porto, un'altra a Torre del Lago Puccini ad ascoltare un frammento di festival pucciniano che filtrava dai platani di Piazzale Giacomo Puccini. Giacomo era rilassato come sempre, capace di non pensare a nulla per ore intere, una qualità che Riccardo trovava insieme ammirabile e incomprensibile.
Riccardo non smetteva mai di pensare. Pensava alla distanza tra il loro ombrellone e la pineta. Pensava al sentiero di Viale dei Tigli che aveva memorizzato dalla mappa. Aveva avuto incontri in sauna, aveva avuto incontri tramite app, aveva vissuto le prime volte con la mediazione di uno schermo o di un ambiente chiuso dove tutti erano lì per lo stesso motivo ma nessuno lo diceva esplicitamente. Una spiaggia era diversa. Una spiaggia era spazio aperto, sole, corpi in mezzo a corpi.
Era la stessa separazione che sentiva da quando aveva capito di essere gay: due Riccardo che coesistevano senza incontrarsi mai. Il Riccardo dell'ombrellone con Giacomo, e quello che aveva già fatto la telefonata a Bari cercando di spiegare qualcosa a se stesso prima ancora che a chiunque altro.
La mattina del terzo giorno si era svegliato prima di Giacomo e aveva aperto le mappe.
L'ora libera
Come Riccardo raggiunse la spiaggia gay di Torre del Lago
"Vado a fare una camminata verso la pineta," disse a Giacomo verso le undici, mentre l'amico si ungeva di crema solare con la distrazione metodica di chi lo ha fatto mille volte. "Mezz'ora, un'ora al massimo."
"Prendi l'acqua," disse Giacomo senza alzare la testa.
Riccardo prese l'acqua. Prese anche un telo, le ciabatte, gli occhiali da sole. Camminò lungo il lungomare fino all'incrocio con Viale dei Tigli, poi girò a sinistra. La pineta era immediatamente più fresca, l'asfalto diventava sentiero di terra battuta. Camminò per una decina di minuti finché il sentiero non si aprì verso la riva del Lago di Massaciuccoli.
La sponda era stretta, sabbia mista a terra, ombra parziale dei pini. Erano le undici e mezza e c'erano già una ventina di persone: uomini soli, qualche coppia, qualcuno sdraiato con un libro, qualcuno in acqua. Nessuna donna. Nessun bambino. Riccardo rimase in piedi per un momento che si allungò oltre le sue intenzioni, poi posò il telo e si sedette.
Nicola
L'approccio
Nicola Ranieri aveva ventotto anni, lavorava come tecnico del suono per uno studio di Firenze, e quella mattina era arrivato al lago alle dieci con una borsa termica e un libro che non riusciva mai a finire. Corporatura longiliea, pelle chiara che si copriva di lentiggini tra maggio e settembre, tatuaggio geometrico sul braccio sinistro, una lentezza nei movimenti che sembrava una scelta più che un'abitudine.
Quando Riccardo si era seduto, Nicola era a quattro metri da lui, sdraiato su un telo beige con gli occhi chiusi. Ci vollero venti minuti prima che uno dei due muovesse qualcosa, e fu Nicola ad aprire gli occhi, girare la testa, e tenere lo sguardo abbastanza a lungo da escludere il caso.
Riccardo si morse il labbro inferiore, come faceva ogni volta che non sapeva cosa fare con le mani. Nicola si avvicinò con la borsa. "C'è spazio qui?" disse indicando il telo, non il tratto di sponda.
"Sì," disse Riccardo.
La prima volta che non serviva fingere
Quello che seguì fu lento e senza fretta. Nicola si tolse la maglietta con un gesto meccanico e si sdraiò accanto a Riccardo. Parlarono di poco, il festival pucciniano, la strada fatta per arrivare fin lì. Poi Nicola si spostò di pochi centimetri, l'avambraccio tatuato a contatto con quello di Riccardo, e smise di parlare.
Nessuno intorno guardava in modo diverso dagli altri.
Riccardo si spostò a sua volta, con una mossa che non aveva pianificato ma che aveva fatto comunque, e Nicola girò la testa e lo guardò da vicino, pochi centimetri. Riccardo capì che il confine era già passato senza che se ne fosse accorto con esattezza.
La scena
Si alzarono insieme e seguirono un sentiero che si addentrava tra i pini per un centinaio di metri, fino a un punto riparato dalla vegetazione dove il terreno era coperto di aghi di pino secchi e la luce filtrava a strisce sottili.
Riccardo si tolse la maglietta prima ancora che Nicola glielo chiedesse, poi i pantaloncini da mare, e si accorse di essere più calmo di quanto si aspettasse, come se il corpo stesse procedendo per conto proprio. Nicola si spogliò con la stessa lentezza deliberata di tutti i suoi gesti, senza fretta, senza performance.
L'approccio fu graduale e metodico: prima le mani di Nicola sulle spalle di Riccardo, poi la bocca al collo, il respiro caldo che si regolava sulla sua postura. Riccardo si lasciò andare all'indietro contro la corteccia di un pino. Le mani di Nicola scendevano lentamente lungo i fianchi, con la precisione di qualcuno che non vuole sorprendere nessuno.
Il preliminare durò a lungo, più a lungo di quanto Riccardo avesse previsto. La bocca di Nicola si abbassò progressivamente, le dita esplorarono, e Riccardo emise un suono breve e involontario che la pineta assorbì senza commenti.
Quando Nicola si raddrizzò e lo guardò in faccia, Riccardo alzò la mano e la posò sulla sua nuca e lo avvicinò a sé. Nicola era già pronto, erano già nelle stesse condizioni, e quello che seguì fu diretto, pelle contro pelle, i rumori della pineta che si sovrapponevano al respiro di entrambi, le ginocchia di Riccardo premute contro le radici del pino senza che ci facesse caso.
L'atto fu lungo quanto doveva essere. Riccardo tenne gli occhi aperti per buona parte del tempo, a guardare la luce che filtrava tra i rami sopra di loro, uno spettacolo minimo e gratuito che sembrava messo lì apposta. Il climax fu silenzioso da parte sua, compresso, quasi sorpreso di se stesso. Nicola lasciò andare la testa all'indietro e rimase immobile per qualche secondo, poi respirò lentamente.
Rimasero sdraiati sugli aghi di pino senza dire niente. A un certo punto Nicola disse, senza rivolgersi a nessuno in particolare: "Sembra più difficile di quello che è." Riccardo non rispose, ma annuì.
Il confine che non torna indietro
Di ritorno all'ombrellone
Si rivestirono senza urgenza. Nicola scrisse un numero di telefono sulla copertina interna del suo libro e gliela strappò, "se sei a Firenze," disse, e Riccardo la prese senza sapere ancora se l'avrebbe usata.
Tornò a Marina di Torre del Lago percorrendo Viale dei Tigli in senso inverso. Era passata esattamente un'ora. Giacomo era sveglio, con il telefono in mano.
"Bella camminata?"
"Sì," disse Riccardo. Si sdraiò sul lettino e chiuse gli occhi. Il sole batteva dritto. Giacomo disse qualcosa sui piani per il pomeriggio, e Riccardo rispose con qualcosa di plausibile, la stessa risposta automatica che aveva imparato a produrre. Ma questa volta era diverso: non stava coprendo una mancanza. Stava coprendo qualcosa che adesso aveva una forma.
Il confine si era spostato, non nel senso che era sparito, ma nel senso che adesso sapeva dove stava. Quella distanza tra i due Riccardo, quella che l'aveva accompagnato da quando aveva capito cosa era, da quel pomeriggio a Roma in cui aveva smesso di poter fingere, stava cambiando natura. Non era ancora colmata. Ma era misurata.
Il primo weekend di Riccardo a Torre del Lago, quello con Tommaso, è qui: la Versilia di Tommaso e Riccardo.





